17.11.09
Masci apre la crisi, scontro finale con Teodoro
I tre assessori di Pescara futura restituiscono le deleghe e chiedono un rimpasto in giunta.
Tensione altissima. Anche ieri parecchia agitazione nei corridoi. Masci immerso nei conciliaboli, un appassionato scambio di vedute tra l’assessore Marcello Antonelli e il coordinatore di Pescara Futura Vittorio Mingione. Incredulità e smarrimento da parte di Cardelli e Fiorilli, «noi ci dimettiamo ma va...». A soli cinque mesi dalle elezioni, dopo un mese passato a discutere con Teodoro per definire la giunta, un mese di vacanze e un altro mese per mettere a punto il triennale delle opere pubbliche, il futuro dell’amministrazione comunale dipende molto dal partito dominante nella coalizione: se il Pdl non saprà indicare la rotta mantenendo ben saldo il timone, il naufragio - l’uscita di Teodoro - sarà inevitabile. Forse già prima di Natale. E l’opposizione non aspetta altro per isolare e affossare una volta per tutte l’alleato scomodo di ieri, oggi passato col centrodestra. «Teodoro potrà anche occuparsi di asfalti e marciapiedi, e nessuno obietta su questo, ma lasci le opere strategiche a chi come noi ha a cuore lo sviluppo di Pescara» è il pensiero di Pescara Futura. Tradotto: Teodoro rinunci a qualche delega, dimentichi il tunnel sotto al fiume e tutto si aggiusterà. Masci ne fa una questione di principio e nega contrasti personali con Teodoro. Difficile però che quest’ultimo accetti di indietreggiare ancora, considerato che ne ha dovute ingoiare non poche: in base ad accordi preelettorali doveva diventare vicesindaco e su quella poltrona è invece finito Fiorilli, cioè Pescara Futura, cioè Masci. Ed è vero che finora Teodoro non ha mai replicato a muso duro al fuoco di fila di Pescara Futura nei suoi confronti. Salvo sbottare di brutto l’altro pomeriggio in un vertice di maggioranza. Anche lì Masci ha reclamato per l’assegnazione di molti e rilevanti progetti all’architetto Biase quale responsabile unico del procedimento (Rup). Va da sè che Biase è un dirigente indicato da Teodoro e così non può andare, e forse allora la presenza dell’ingegner Tino Taraborrelli ieri in Comune non era solo per un caffè con l’amico Antonelli. Il sindaco Mascia, sollecitato a rivedere giunta e macrostruttura, dice che penserà al rimpasto di giunta il 12 dicembre. Intanto fa il pompiere: «Teodoro è assessore in Comune e Masci è assessore al bilancio in Regione, da lui mi aspetto molto per Pescara. Non vedo conflitti. Quanto ai Rup, sono incarichi provvisori e saranno riassegnati, il resto sono solo chiacchiere». Il boccino è dunque in mano al Pdl, stretto fra le due liste civiche: il rischio di sfasciare tutto a cinque mesi dal voto è troppo serio perchè nessuno tiri il freno a mano.
Il varo del Piano triennale delle opere pubbliche doveva, e deve, rappresentare la partenza dell’amministrazione comunale targata Albore Mascia, «col bilancio saremo finalmente operativi» aveva detto il sindaco. Ma già tre giorni dopo quell’annuncio si respira un’aria pesante a Palazzo di città. I mal di pancia nella maggioranza si sono riproposti come e più forti di prima, colpa del “virus” prodotto da Masci e Teodoro, alleati che di giorno in giorno si stanno rivelando incompatibili per vecchie e nuove ruggini. Forte dei sette consiglieri in aula contro gli appena due della lista Teodoro, il leader di Pescara Futura invoca un riequilibrio delle deleghe in giunta: esagerato, secondo lui, il potere assegnato dal sindaco Mascia a Teodoro. «Gli assetti vanno ridiscussi» insiste Carlo Masci, pronto a fare il primo passo per un confronto: consegnerà al sindaco una lettera con cui rimette le deleghe dei suoi tre assessori, Fiorilli, Cardelli e Seller.
da" Il Messaggero" del 15 Novembre 2009 a firma di Paolo Vercesi
