03.04.11
VI CONCORSO REGIONALE OLIO EXTRAVERGINE D'OLIVO
3 aprile 2011, ore 10.00. Castello Chiola, Loreto Aprutino
"Anche quest’anno si svolgerà nella splendida cornice di Loreto Aprutino la VI edizione di LOROLIO 2011, concorso regionale riservato ai migliori oli extravergine di oliva prodotti in Abruzzo esclusivamente da olive coltivate nella regione. La gara si terrà dal 29 Marzo al 3 Aprile 2011 e premierà i migliori tre oli in quattro categorie distinte: D.O.P (Denominazione di Origine Protetta), Biologico, Monovarietale ed Extravergine. Inoltre un premio speciale verrà dedicato al miglior “packaging”(imballaggio). La commissione giudicatrice, composta da esperti assaggiatori guidati dal capo panel ARSSA, avrà l’importante compito di effettuare l’analisi organolettica (o panel test) e quindi individuare i migliori oli.
L’olio è l’elemento più semplice ma anche quello più indispensabile della nostra cultura alimentare; soprattutto per noi italiani è inconcepibile assaporare e cucinare un qualsiasi piatto senza utilizzare questo pregiato ma sano condimento. Rispetto ai nostri cugini europei e rispetto anche agli americani, che prediligono burro e strutto, molto più grassi, nocivi e calorici, da sempre l’Italia ha coltivato l’ulivo e si è servita del suo frutto per la cucina e per usi terapeutici e cosmetici. L'olio extravergine di oliva inoltre, derivato esclusivamente dalla spremitura meccanica delle olive, non è solo una delizia per il palato ma un vero e proprio alleato per la nostra salute. In un famoso studio di qualche anno fa, Ancel Keys, docente della scuola di alimentazione dell'Universita' del Minnesota, mise per primo in evidenza i vantaggi della alimentazione tradizionale dell'Italia Meridionale, della Spagna e della Grecia, la famosa dieta mediterranea povera di grassi saturi di origine animale. Piu' recentemente, altri scenziati lo hanno confermato: i grassi vegetali monoinsaturi (olio d'oliva) giovano al nostro organismo molto piu' dei grassi saturi di origine animale (burro, lardo). Questo prezioso alimento protegge cuore ed arterie, rallenta l'invecchiamento cerebrale, previene l'arteriosclerosi, ed abbassa il livello del colesterolo LDL (quello cattivo), mentre rialza quello HDL (buono).
Il nostro clima mediterraneo è assolutamente adatto per la crescita dell’olivo, pianta di origine caucasica, che però si è ben ambientata in quelle zone in cui il clima è caldo e secco. Dice infatti un detto popolare che l'olivo, per vivere bene, ha bisogno di cinque indispensabili "S": silenzio, siccità, solitudine, sole e sassi. Tecnicamente l'olivo necessita di un clima mite, senza forti sbalzi termici e temperature che non scendano al di sotto dei -5 C. Preferisce quindi un clima marittimo o, al massimo, del medio e basso Mediterraneo, comunque non montano (massimo 800 m.s.l.m.). L'olivo è presente anche nella zona dei grandi laghi alpini e in alcune località del vicentino, veronese, padovano e della Venezia-Giulia, grazie alloro particolare microclima. Nonostante sia presente anche in California, Argentina, Messico, Australia e Cina, l'olio prodotto nel bacino del Mediterraneo, non teme concorrenza per squisitezza e fragranza.
Se a partire dalle regioni piu' meridionali in Italia la coltivazione dell'olivo si sviluppa nel IV-III sec. a.C., in Abruzzo, viste le favorevoli condizioni pedoclimatiche, questa coltura non tarda ad affermarsi. Secondo gli storici, le prime testimonianze della coltura dell'olio in Abruzzo vanno fatte risalire al V secolo a.C. quando l'olivo fu piantato ovunque il clima lo consentisse. Prova ne sono, ancora oggi, le distese di ulivo che dalle pendici del Gran Sasso, della Maiella o delle colline pescaresi, digradano fino al mare. Proprio questa varietà regala all'olio profumi e sapori diversi. Introdotto dai coloni greci, l'olivo si è affermato anche per i suoi simbolismi e per l'enorme importanza come nutrimento. Infatti, nella mitologia ellenica, l'olivo è albero sacro a Minerva, dea della luce e della sapienza e, con i suoi rami sempreverdi si cingeva la fronte dei più valorosi condottieri e dei più insigni cittadini. Anche a Roma si realizzavano con l'olivo le corone di trionfo dei vincitori. Durante l'impero romano, attraverso le misure protezionistiche, fu molto potenziata la produzione dell'olio in Abruzzo.Le prime tracce della vocazione olivicola dell'Abruzzo risalgono dunque a questo periodo quando, le misure protezionistiche adottate da Roma, favoriscono una espansione dell'olivicoltura ed anche dell'industria olearia, come è testimoniato da numerosi ritrovamenti archeologici. Virgilio attesta la presenza dell'olivo nella Marsica, mentre Ovidio ne documenta la produzione nella Valle Peligna. Nell'età imperiale, inoltre, numerosi sono gli scambi commerciali tra i Municipi Romani della nostra regione (Anxanum, Histonium….) e l'Urbe, basati soprattutto su prodotti agricoli quali olio, vino e cereali. Con la caduta dell'Impero Romano e con l'inizio delle invasioni barbariche e della dominazione Longobarda si avvia il declino delle produzioni e dei commerci in genere, fino ad arrivare negli anni più bui del Medioevo ad una economia di tipo autarchico in cui le produzioni vengono destinate all'autoconsumo familiare. La venuta in Italia dei Benedettini Cistercensi intorno al XII sec. determina una ripresa dello sviluppo economico e sociale della regione e probabilmente è all'interno delle abbazie (S.Clemente a Casauria, S.Giovanni in Venere, S.Maria d’Arabona, ecc.), conosciute per la loro operosità, che si pongono le basi per un'attività di selezione e una ripresa della coltivazione dell'olivo. Durante la dominazione spagnola l'agricoltura abruzzese in generale vive un nuovo periodo di decadenza; a partire però dai primi anni dell'800 avvengono importanti trasformazioni socio-economiche: il latifondo feudale si trasforma in latifondo borghese e le proprietà della Chiesa (Curie) vengono concesse agli agricoltori mediante enfiteusi e livelli. Tutto questo comporta la nascita di grandi proprietà borghesi e di medie e piccole proprietà contadine attraverso un cambiamento che si completa verso la fine del secolo quando, grazie all'insediamento stabile nelle campagne, si ha un particolare sviluppo delle coltivazioni arboree tra le quali l'olivo ha un posto di primo piano.
L'olio dunque, fa parte della nostra cultura da sempre. L'Abruzzo ha una antica vocazione nella produzione dell'oro verde. Con 44 mila ettari e 470 frantoi, siamo al quinto posto in Italia per produzione, e al secondo per qualità, anche se possiamo tranquillamente affermare che l'olio abruzzese nel nostro Paese non conosce rivali. Purtroppo si assiste anche ad una concorrenza spietata ed è per questo che come Regione abbiamo ancor di più il dovere di promuovere il prodotto sia dalle nostre parti che fuori dei confini regionali e nazionali. Solo meno del 60% dei nostri corregionali acquista olio abruzzese. Si tratta di un dato che deve far riflettere, considerando proprio l'alta qualità del nostro prodotto che in tanti ci invidiano. Per questo, anche attraverso manifestazioni come questa, dovremo anche in futuro continuare a perseguire l'obiettivo di favorire la conoscenza e l'apprezzamento del nostro olio da parte dei consumatori, nonché rafforzarne la presenza sui mercati, non mancando poi di stimolare il miglioramento della qualità del prodotto anche attraverso una corretta e partecipata competizione.
E’ nostro dovere apprezzare e preservare tutto ciò che fa parte della tradizione e della cultura della nostra regione e la produzione di un ottimo olio è uno dei nostri maggiori punti di forza. La promozione di eventi come “L’orolio” (Premio Oleario Loreto Aprutino) dunque, esalta l’immagine positiva dell’Abruzzo e favorisce, attraverso l’esportazione di prodotti richiesti ed apprezzati in tutto il mondo, il legame della nostra regione con atre culture ed altre produzioni. Ospitati nella splendida cornice del Castello Chiola, luogo di respiro e d’atmosfera, vi auguro dunque una piacevole mattinata all’insegna dell’amore che nutriamo per la nostra terra e per i suoi sapori. Che vinca il migliore!"
